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Home Diary 2011-06-06 - The Road to Philadelphia

2011-06-06 - The Road to Philadelphia

6-4Raramente ho avuto la possibilità di fermarmi a casa durante un tour. New York City è di solito un punto di partenza e di arrivo, non un pit-stop lungo il cammino. Ma la show di ieri sera alla City Winery (il mio club preferito di Manhattan, tra l'altro) cadeva proprio a metà del nostro percorso di due settimane ed ha permesso a me e Linda (così come ai nostri ospiti speciali, Scott e Mary) di trascorrere 10 ore a casa. E questa una buona cosa? Beh, la possibilità di lavare i panni, ruotare il guardaroba, aprire la posta, prendere qualche libro e qualche e rivista e riorganizzare l'iPod è sempre bene. D'altra parte, sai che non dormirai per niente, e ti ritroverai a spuntare una lista delle cose da fare come che ti occuperà tutto il tempo. È tutta una questione di efficienza, cari lettori. Allora, che cosa fanno le persone sensibili come noi rientrano all’1 di notte con le orecchie ronzanti dal concerto ed appena sfamati con Tamales del nostro ambulante locale (96th and Broadway - altamente consigliato)? Ci tuffiamo nelle faccende? Dormiamo con la sveglia puntata presto? No, non noi? Finiamo a guardare uno speciale di due ore su gara 6 delle world serires del 1986 (la partita di cui si parla nella canzone di Scott "Buckner's Bolero", mentre sorseggiamo varie bevande souvenirs degli ultimi spettacoli). Ed è per questo che siamo andati a dormire alle 3:30 e oggi siamo un po’ scricchiolanti mentre ci muoviamo per la New Jersey turnpike per una giornata che comprenderà una session radiofonica alla WXPN, una intervista prepartita al network dei Phillies, 6 o 7 innings della partita contro i Dodgers, una performance di "Take Me Out to The Ball Game" dal terreno di gioco del Citizen's Bank Park ed un ritorno alla North Star per il nostro concerto. Sonno, sii dannato—siamo in missione.

Non scrivo uno di questi diari da 5 giorni per cui ci sono molti dettagli da ricordare e ricapitolare:

--prendete una partita a Toronto fra Blue Jays e Indians, goduta da una cabina molto lussuosa ed elegante grazie al leggendario annunciatore canadese Dave Hodge ed agli amici al TSN (grazie, ragazzi!), seguita da uno spettacolo molto selvaggio e incendiario all’Horseshoe, un posto che sembra far uscire sempre i set più punk.. Non so perché - forse perché tutte le migliori band hanno suonato lì nel corso degli anni e si sente l'assoluta necessità di alzare la posta in una battaglia delle band contro le altre le passate prima.

6-1

 

 

--un tour dietro le quinte della Hall Of Fame del baseball a Cooperstown (grazie a tutti quelli della HOF!) con Tony e Dennis del nostro stupendo management.  Ho tenuto in mano la mazza che Ted Williams usò per un home run nel suo ultimo turno di battuta l’anno che sono nato. Scott orgogliosamente conserva uno degli album che Danny McLain ha registrato per Capitol (come discusso in Past Time).

 

 

6-3

 

 

Per Mike era la prima visita e l’ho visto timido all’esposizione di Haznk Aaron, guardando molte come immagino possa guardare un adolescente quando Hank il martellatore era all’apice. Il pellegrinaggio sul baseball è stato seguito da uno show alla Ommegang Brewery. Uomo, hanno delle buone birre ed eravamo felici di condividere il nostro backstage con gli amici Brigid, Josh (il nostro avvocato senza paura), Rebecca e Karen tra tutti.

 

 

--un concerto alla Foundation Room alla House of Blues di Boston, proprio dall’altra parte della strada rispeto a Fenway Park. Potete vedere lo stadio dietro le nostre spalle mentre guardate lo show. Non siamo andati a vedere i Sox contro gli A's (era all’1 del pomeriggio ed abbiamo deciso di dormire sul baseball quest volta) ma ci siamo organizzati perchè l’organista dello stadio al concerto, il nostro amico  Josh Kantor venisse a suonare con noi dopo la partita Eravamo un potente quintetto ed abbiamo tirato fuori tutte le nostre molte canzoni sui Red Sox.

6-2--la notte scorsa il citato show alla City Winery. Josh ha lavorato, un’altra partita all’una di pomeriggio contro gli A’s, e poi è saltato in macchina e poi è rotolato giù per l’autostrada fino a NYC giusto in tempo per vedere il nostro gruppo di apertura Simon Kirke. Simon Kirke. Conoscete quel nome? Noi certamente sì quando ci fu offerto come gruppo spalla. Simon era il batterista dei Free and Bad Company ed ha suonato molte delle suoi successi ("Can't Get Enough," "Shooting Star," "Bad Company") alla chitarra e al piano mentre noi guardavamo da di fianco al palco. Ed ha reso felice Linda dicendole quanto lui ami il suo modo di suonare la batteria. Ci sentivamo fantasticamente, concerto nella città natale per il 40%della band e belle location.

E poi eravamo veramente sulla strada di casa. Ma sapete il resto della storia adesso, fino ad oggi. John Hill sta manovrando il volante, come sempre, io viaggio nel sedile anteriore e Josh sta intrattenendo gli altri con storie sui Red Sox mentre Scott, Mike ed io rimettiamo assieme le nostre squadre di baseball di fantasia. Philly, arriviamo